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I 3 GIORNI DELLA MERLA

i 3 giorni della merla

LEGGENDA CLASSICA

La leggenda dei giorni della merla racconta la storia di un merlo, una merla e i loro tre figlioletti candidi come la neve che vivevano a Milano.
Erano venuti in città alla fine dell'estate e avevano sistemato il loro nido su un alto albero nel cortile di un palazzo situato in Porta Nuova. Poi, per l'inverno, avevano trovato casa sotto una grondaia al riparo dal gelo che quell'anno si faceva sentire più del solito.
Milano Duomo La neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città e rendeva difficile trovare da mangiare alla povera famigliola.
Il merlo volava tutto il giorno in cerca di becchime per la sua famiglia e perlustrava senza risultato tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni.
Un giorno il merlo decise di volare più lontano, dove non ci fosse neve per poter trovare così del cibo.
A Milano continuava a nevicare e la merla, per proteggere i suoi piccoli intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po' di tepore.
Quando tornò il merlo, in un primo momento non riconobbe la moglie e i figli: erano diventati tutti neri per il fumo che emanava dal camino ma si riparò anche lui nel nido al calduccio.
Il freddo pungente durò 3 tre giorni (gli ultimi di gennaio).
Il primo di febbraio smise di nevicare e comparve un tiepido sole così  uscirono tutti dal nido e anche il capofamiglia si era scurito a contatto con la fuliggine.
Da quella volta i merli nacquero tutti neri e gli ultimi tre giorni di gennaio, di solito i più freddi, furono detti i «trii dì de la merla» per ricordare l'avventura di questa famigliola di merli.

VERSIONE 2011

C’era una volta nelle campagne della bassa Lodigiana una famigliola di merli: padre, madre e 3 merlotti.
I genitori avevano costruito con amore un nido solido ed elegante su un albero sulle rive di un ruscello che serviva come abbeveratoio e anche come vasca da bagno per i frequenti sguazzi che permettevano loro di avere sempre perfette le candide penne, si perché, a quei tempi, i merli erano bianchi come la neve.
Immersi nella verde campagna non avevano problemi: cibo ce n’era in abbondanza e di vario genere, dai semini, ai piccoli insetti o vermetti, qualche volta dalla riva del ruscello riuscivano a catturare anche qualche gamberetto. Passavano le giornate immersi nell’aria pura svolazzando di ramo in ramo e avevano tanti amici: altre famiglie di merli, passeri ma anche topini e scoiattoli.
C’era da stare attenti alla cornacchia che non era per niente amica e anzi, aspettava sempre il momento buono per cercare di rubare, prima le uova nel nido e poi anche i piccolini.
Papà merlo aveva una passione: gli piaceva il gioco del calcio ed era un tifoso interista per cui tutte le domeniche volava sul davanzale della finestra di una fattoria vicina per guardare le partite e la gioia era massima quando giocava la sua squadra del cuore allo stadio di Milano.
curva derby Un bel giorno gli venne un’idea.
“ Ma chi me la fa fare di guardare le partite come un ladro, sempre con un’occhio a curare la fattoressa che non arrivi con una scopa perché dice che sporco il davanzale? per di più in televisione!
Io potrei trasferirmi a Milano, non solo: potrei andare ad abitare allo Stadio Meazza ( non  San Siro come lo chiamano i “cugini”) e vedermi tutte le partite “live”, tifare per i giocatori sul campo! Ma come non ci ho pensato prima?
Tornato  al nido ne parlò con la moglie, questa era un po’ refrattaria alle novità e poi lì ci stava bene e se fosse stato per lei ci sarebbe rimasta a vita, però per non rattristare il compagno accettò di trasferirsi.
Prepararono i 3 merlotti che avevano appena iniziato a volare e si avviarono alla volta di Milano.
San Siro Stadio Milano Arrivarono nella metropoli e non ebbero nemmeno bisogno di chiedere la strada per lo stadio: era talmente bello e gigantesco che era impossibile sbagliarsi. Non per niente lo chiamano “la Scala del Calcio”.
Papà merlo lo perlustrò tutto per trovare un posto adatto alla costruzione del nido e la sua scelta cadde in una piccola nicchia proprio sopra la tribuna autorità: un posto magnifico per guardare le partite spaparanzato come un pascià!
Con la merla iniziò a preparare il nuovo nido raccogliendo la fresca erbetta del tappeto di gioco, e rametti dagli alberi vicini. Facendo questo andirivieni si accorse che oltre alle solite cose da mangiare, si potevano trovare in giro anche altri cibi “esotici”: pop corn, patatine, hamburger, pezzi di panettone, avanzi di casoeula, risotto e altre delizie del genere.
Il merlo era sempre più contento della scelta fatta, aveva anche imparato a fischiare in milanese e la merla non trovava niente da ridire perché il posto non era malaccio e non le mancava niente.
Arrivò finalmente la domenica in cui l’Inter giocava in casa.
mascotte inter Il merlo si mise la sua sciarpa nerazzurra, stese fuori dal nido la bandiera e passò un bellissimo pomeriggio a starnazzare come un pollo, felice come una Pasqua.
Anche la moglie si era divertita e iniziò a guardare le partite, a capire il gioco e ad appassionarsi…. Però…. C’era un problema: lei preferiva il Milan.
Hai voglia di dirlo al merlo! D’altra parte non poteva neppure nascondere la sua gioia quando i diavoli segnavano e quindi dovette comunicare la triste notizia al marito.
Questi si arrabbiò molto ma poi considerò che il motivo di litigare forte con la merla ci sarebbe stato solo un paio di volte all’anno in occasione del derby, in quelle occasioni i musi lunghi erano garantiti ( da una parte o dall’altra) e allora si rassegnò ad avere in casa un’odiata “cugina”.
milanello mascotte Milan I merlotti erano ancora piccoli e quindi non capivano niente di calcio, a loro bastava mangiare, dormire e svolazzare sopra quel mare d’erba perfetta, per cui  problemi non ce n’erano altri. ( per il momento)
L’estate era passata, l’autunno iniziato e finito anche quello, si andava incontro al’inverno e la famigliola viveva sempre nel suo superattico, guardava le partite, mangiava patatine, beveva coca cola e birra, insomma una bella vita ( erano comunque un po' ingrassati ed avevano anche acidità di stomaco, ma il prezzo da pagare per una tale sistemazione era sopportabile).
Ma arrivò gennaio, ed era uno dei più freddi che si fosse mai visto a Milano.
Nevicava sempre, faceva molto freddo e c’era gelo dappertutto.Il bel tappeto verde ghiacciava, la neve copriva tutto e non permetteva al merlo di trovare cibo per la famiglia.
Si arrivò verso la fine del mese e la povera famigliola era allo stremo per il freddo e la fame, allora il papà pensò di andare a perlustrare nel lodigiano per vedere se là ci fosse la neve o se potesse grattare sottoterra per trovare qualcosa da mettere sotto i denti e da portare alla famiglia.
Si mise la sua bella sciarpa interista e anche il cappellino nero e blu e partì, lasciando la moglie e i figli in attesa.
san siro stadio Il freddo diventava sempre più pungente e nel superattico San Siro-Meazza c’erano temperature polari, la merla non sapeva più cosa fare per scaldare i merlotti , nemmeno il suo scialle rosso-nero bastava e visto che il marito tardava a tornare prese la decisione di trasferire il nido.
Sopra il tetto della casetta del custode c’era un camino da cui usciva un bel fumo caldo e la merla prese baracca e burattini e si trasferì nel comignolo con tutti i piccolini.
“Ah finalmente, abbiamo ancora la pancia vuota ma almeno siamo al caldo”
Finalmente tornò anche il merlo dal suo giro di perlustrazione e appena arrivato al nido si accorse che era deserto ma non fece neppure in tempo a preoccuparsi che sentì la merla che lo chiamava dal tetto vicino.
Volò al comignolo dove proveniva la voce di sua moglie, ma…. “Chi è questa? Un’extracomunitaria del continente nero?
E questi 3 baluba chi sono?”
La merla salutò il marito e lui capì che era proprio la sua famiglia, ma come? Neri???
Erano rimasti nel camino quasi per 3 giorni e il fumo li aveva sporcati di fuliggine e adesso le loro penne erano nere come il carbone.
Il merlo era ancora stanco del viaggio e aveva troppo freddo per pensarci così si infilò nel camino al calduccio:
“Ci penserò domani”.
derby  milan inter La mattina dopo era il primo giorno di febbraio e spuntò un pallido sole, la famigliola si risvegliò ed uscirono tutti sul tetto, si guardarono e si videro tutti neri, anche il merlo era diventato color carbone.
Il tepore intanto aveva fatto sciogliere il ghiaccio e i merli trovarono nella ciotola del cane del custode  un po’ di riso scongelato così poterono sfamarsi.
La temperatura diventò sempre più mite, il cibo si trovava ormai un po’ dappertutto e la famiglia fece ritorno al loro vecchio nido sanSiro-Meazza.
Le domeniche di partita al merlo bastava mettere una sciarpa e un cappello blu ed era vestito da tifoso.
Stessa  cosa per la merla che si comprò una bella bandana e uno scialletto rosso e vestiti in quel modo svolazzavano per lo stadio fischiando la loro gioia o il loro disappunto nelle orecchie di giocatori,  arbitri e guardalinee.
E i merlotti?
Ormai volavano spediti per la città, avevano fatto degli amici e si divertivano da matti, andavano a fare le “vasche” fino al Duomo dove avevano fatto amicizia con i piccioni, coi quali dividevano il becchime sulle mani dei turisti giapponesi e non; si può dire che sono diventati famosi visto che le loro foto si trovano in ogni parte del mondo.
Se c’era bel tempo si spostavano ai Navigli per fare il bagno o fare un giro al mercatino dell'antiquariato, mangiare gli avanzi alla trattoria greca o a quella spagnola e qualche volta si bevevano anche un bel bianchino.
Un giorno tornarono a casa con un berretto bianco ciascuno.
Il padre li squadrò, scosse il capo e disse: “Ecco che frequentano cattive compagnie: non mi dovevano toccare 3 figli juventini dopo una moglie milanista!”

tifosi Milan Giocatori Milan

Di questa leggenda è rimasta  la realtà che da quel giorno tutti i merli nascono neri e gli ultimi 3 giorni di gennaio sono i più freddi dell’anno e in ricordo di quello che era successo vengono chiamati “i 3 giorni della merla”.
Si dice anche che se in questi giorni fa molto freddo, ci sarà una bella primavera altrimenti il caldo tarderà ad arrivare.
Lunga è la strada, stretta è la via, dite la vostra che ho detto la mia.

merli tifosi Milan Inter

La leggenda originale è un mio riassunto di versioni lette in rete, mentre la versione 2011 e i disegni sono ©Webpam.
Le varie immagini relative allo stadio, alla tifoserie e alle mascotte sono reperite in rete.I crediti sono quindi dei rispettivi proprietari.

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